La Chiesa di San Francesco della Vigna si trova nell'omonimo Campo di San Francesco della Vigna nel sestiere di Castello. Il suo ampliamento prende il via nel 1534 ad opera di Jacopo Sansovino e viene completata nel 1554. Tra il 1564-1570, Andrea Palladio dà vita all'imponente facciata che fa di questa chiesa una delle opere rinascimentali più belle della città.

 

Dopo lo sfortunato esordio di San Pietro di Castello, molto probabilmente fu Daniele Barbaro a favorire un incarico palladiano, convincendo il patriarca, Giovanni Grimani, ad affidargli la costruzione della facciata di San Francesco della Vigna. Scelta di non poco significato perché di fatto estrometteva Jacopo Sansovino, che aveva costruito la chiesa trent'anni prima (approntando anche i disegni per la facciata), preferendogli Palladio che si imponeva così come alternativa concreta, sostenuta dalla parte culturalmente più avanzata del patriziato veneziano, all'ormai anziano protagonista del rinnovamento architettonico di piazza San Marco. Giovanni Grimani, uomo dai gusti sofisticati e raffinato collezionista di antichità romane, aveva subìto nel 1563 un insidioso processo per eresia. Assolto dalle accuse, trasforma la costruzione della facciata di San Francesco della Vigna in occasione per una autocelebrazione privata.

Da Leon Battista Alberti in poi, gli architetti del Rinascimento si sono impegnati nel difficile tentativo di adattare la fronte di un edificio ad aula unica, quale è il tempio antico, alla planimetria a più navate delle chiese cristiane. Con la facciata della chiesa di San Francesco della Vigna, Palladio offre la sua prima risposta concreta al tema, dopo lo sfortunato impegno, sostanzialmente solo progettuale, di San Pietro di Castello.

Infatti la facciata della chiesa di San Francesco della Vigna, si compone di due ordini architettonici complanari, uno per la navata centrale, coperta da un timpano, e l'altro per quelle laterali, coperte da semitimpani, con un alto basamento come elemento di raccordo; soluzione che troverà più mature espressioni nella chiesa di San Giorgio e nella chiesa del Redentore. Singolare è la soluzione del portale, sovrastato da una finestra ispirata a schemi delle terme romane. Molto espressiva, la collocazione entro esigue nicchie, delle grandi statue bronzee di Mosè e San Paolo, realizzate nel 1592 da Tiziano Aspetti per disposizione testamentaria del patriarca Grimani, al quale probabilmente si devono anche le quattro epigrafi dal significato alquanto ermetico.

Nella facciata, dunque, troviamo le seguenti iscrizioni. In alto, nel timpano, l'aquila con la dicitura  Renovabitur. Subito sotto, alla base del timpano, appare la dedicazione della chiesa:  Deo utriusque templi aedificatori ac reparatori. Nei quattro specchi troviamo le seguenti frasi:  Accede ad hoc / ne deseras spirituale / non sine iugi exteriori / interiorique bello. Il messaggio spirituale della facciata potrebbe dunque essere il seguente:  'A  Dio edificatore dell'uno e dell'altro tempio. Entra in questo tempio / non abbandonare le realtà dello spirito / non senza lo sforzo di staccarti dal peso delle cose esteriori / e una lotta interiore. E allora il Signore rinnoverà la tua vita'.

Biblioteca San Francesco della Vigna

Biblioteca San Francesco della Vigna

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